Danilo Maestosi
Danilo Maestosi
Danilo Maestosi

2000. Libreria del Manifesto, Roma - 1999. Palazzo della Marra, Ravello

Andare oltre la scrittura per trasferire sulla superficie bianca del foglio la propria intima ed emotiva dimensione.
Il giornalista Danilo Maestosi cede il corsivo segno della scrittura al raffinato fascino della pittura per imprimere alle "nuove" figure l'alito dei suoi sogni in un bisogno irrefrenabile di oltrepassare la seduzione, spesso effimera, delle parole. In una sorte di metamorfosi, la carta diviene il muro sul quale costruisce il palcoscenico cromatico di fantasmagoriche affubulazìoni, in cui si specchiano e prendono corpo le ombre del suo immaginario. Avvolte in un'aura magica, quella che Sartre chiamava "illusione d'immanenza", cioè propria di chi vuol "costruire - scrive il filosofo francese ne ì'Imaginaire - il mondo dello spirito con oggetti affatto simili a quelli del mondo esterno e che obbedirebbero semplicemente ad altre leggi".
Sono ombre fermate quali compagne inseparabili del sembiante nascosto, tracce di un inaccessibile altrove che appartiene a spazi diversi, irriducibili, proiezioni che si allungano vibranti sul diafano chiarore della parete moltiplicandosi in una varietà di segni e colori, fissando sulla carta - come annota l'artista - "le visioni che in un trentennio di scrittura non ero riuscito a mettere in fila". Maestosi intesse un'ingegnosa ragnatela: in essa ingloba, ritaglia, intercetta, cattura le immagini del mondo esterno e le rapporta con le sue più profonde pulsioni fino a comporre una singolare polifonia. Esplosiva nel suo incessante divenire, nei suoi "infiniti infinitivamente variati", eppure straordinariamente armonica. Il muro-specchio, allora, si allarga, perde i perimetri certi della superficie, diviene universo-cosmo, assorbendo te storie, i sentieri del vissuto, le impressioni accolte al tatto, alla vista e registrate nel pieno coinvolgimento dell' "io" con le cose.
Il racconto di Maestosi, epistolario di pagine sopravvissute al tempo, si muove sul filo sottile della memoria, apparentemente fatta di percezioni e di sentimenti, ma che, in realtà, trascende in un meraviglioso composto dì sensazioni. Riproposte autonome ed autosufficienti, elevate, in un viaggio tra il rivelato e il nascosto, al di sopra dei ricordi, delle emozioni, dei fantasmi di oggetti, luoghi e persone incontrati, amati, posseduti, perduti, nostalgicamente sigillati nell'archivio segreto dell'anima. Le sensazioni si inseguono, si concatenano, si condensano, si incastrano, si combinano, si trasmutano. Gravitano sul piano compositivo come forze contrapposte che si fondono le une nelle altre, oppure si decompongono appena intraviste o ancora si alternano, si scontrano, precipitano nuovamente nel caos da cui sono uscite. Infine, rappacificate, si riuniscono improvvisamente trovando unità nel corpo-contenitore che le ospita. Pronte a ricominciare il loro peregrinare transitando oltre i confini temporali e spaziali, dissolvendosi per aprirsi sull'universo. Maestosi si lascia andare alla libertà del gesto o, meglio, affida ad esso il desiderio di ricostruire la labile "scrittura" delle emozioni. Fa ricorso ad una memoria di linguaggio informale, ove il corpo (la materia) e lo spirito (il gesto) trascrivono le energie del suo "essere" nel mondo: una "scrittura" che non ha codice, che non eleva la parola alla certezza del significato, ma che esprime innanzitutto la sua presenza nel mondo fenomenico delle relazioni, manifestandosi attraverso il dettato dei colori utilizzati come toni musicali sulla partitura dell'anima, come armonie modulate con gli occhi.
Maestosi apre una finestra su uno spazio immaginario destinato ad una riflessione intimistica; i segni diventano contorni di varchi da cui poter sfuggire alla realtà del quotidiano: punto di fuga che l'artista introduce man mano che l'opera avanza, aprendo, mescolando, disfacendo e rifacendo, in un progetto precostituito, forme e colori fino a farle penetrare nella luce bianca del fondo. Ferito, frantumato, accorpato, annientato al punto tale da mutarlo anch'esso in colore, in elemento vitale al pari degli altri. Sono scelte, queste, che appaiono chiare scorrendo, quasi gioco rapsodico, i titoli dei lavori, tra gli altri; Squarcio, Guardando più in alto, Paesaggio sospeso, Arrampicarsi, In orbita, Caselle di infinito. Opere nelle quali l'architettura è evidenziata da segni fugacemente accennati, eppur visibili, dalla costruzione di figure geometriche, dalle aperture su cui lo "sguardo" (l'"occhio interiore" caro a Merlau-Ponty) spazia come se fossero terrazze affacciate sull'infinito, ed in cui il colore segna la trama della narrazione. Tracciata tono su tono, originata da uno solo sviscerato ed esasperato nella miria­de delle nuances possibili e nel contrappunto di una tavolozza cromatica, affidata a contrasti fra colorì complementari, a cui accedere inesauribilmente. Colori modellati come graffi e carezze sull'epidermide in una violazione ed effusione del proprio riflesso sul foglio-specchio. Presenze che si disegnano "come ombre sui muri", oggi raccolte dai nostri "sguardi": preannuncio di una nuova ed auspicabile realtà.

Erminia Pellecchia
APRENDO QUELLE PORTE

APRENDO QUELLE PORTE
(1995)
tempera su carta
cm 33x47,5
OLTRE LA GEOMETRIA

OLTRE LA GEOMETRIA
(1996)
tempera su carta
cm 33x47,5
MASCHERE DA COLLEZIONE

MASCHERE DA COLLEZIONE
(1996)
tempera su carta
cm 33x47,5
LA MOSSA DEL CAVALLO

LA MOSSA DEL CAVALLO
(1996)
tempera su carta
cm 33x47,5
TRACCE 1

TRACCE 1
(1996)
tempera su carta
cm 33x47,5
TRACCE 2

TRACCE 2
(1997)
tempera su carta
cm 33x47,5
ROVINE

ROVINE
(1998)
tempera su carta
cm 33x47,5
PROFONDO ROSSO

PROFONDO ROSSO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
CANCELLI DEL CIELO

CANCELLI DEL CIELO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
SQUARCIO

SQUARCIO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
GUARDANDO PIÙ IN ALTO

GUARDANDO PIÙ IN ALTO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
SCALE CROMATICHE

SCALE CROMATICHE
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
FUGA DALLA DOMUS AUREA

FUGA DALLA DOMUS AUREA
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
COSA RESTA DI NERONE?

COSA RESTA DI NERONE?
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
PAESAGGIO SOSPESO

PAESAGGIO SOSPESO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
ARRAMPICARSI

ARRAMPICARSI
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
IN ORBITA

IN ORBITA
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
SEGMENTI

SEGMENTI
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
LA LUNA IN TRAPPOLA

LA LUNA IN TRAPPOLA
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
SFONDO GIALLO

SFONDO GIALLO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
CASELLE D'INFINITO

CASELLE D'INFINITO
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
RAVELLO. FORSE

RAVELLO. FORSE
(1999)
tempera su carta
cm 33x47,5
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Adamo e la nuvola
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Trasfigurare
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Carnevale delle Arti
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L'era glaciale
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La musica sotto la pelle / Atto II - Risonanze di un lago vulcanico
La musica sotto la pelle
Prendere posizione, Primaverile A.R.G.A.M.
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Le mille e una seta
Ukiyo e altri miraggi
Lunario
Isole
Grottesche
Paesaggi infiniti... (come un gioco di carte)
Mediterraneo e altri mari
Come ombre sui muri
Danilo Maestosi
Danilo Maestosi